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A proposito del guinzaglio - Roberto Marchesini

A proposito del guinzaglio - Roberto Marchesini - Educatore Cinofilo News

Un'aberrante interpretazione della prevenzione dei rischi riconducibili alla presenza del cane nel contesto urbano ha fatto credere nel decennio appena trascorso che l'unico modo, o perlomeno quello principale, per limitare il pericolo delle aggressioni fosse quello di aumentare la contenzione e rendere sempre più ristretta l'area di interazione sociale del cane. Si è passati così a proporre l'indispensabile utilizzo della museruola, la compilazione di una black list di razze con pesanti restrizioni ai soggetti che ne facevano parte, la perimetrazione della presenza dei cani solo in opportune aree recintate, avvallando le tesi bizzarre di chi ritiene che il cane non abbia diritto di cittadinanza e debba essere relegato all'ambito extraurbano. Ci troviamo di fronte a una campagna strisciante di zoointolleranza che crea un clima di giustificazionismo per le azioni più estreme di rifiuto verso i cani, di criminalizzazione della loro presenza e di vessazione nei confronti di tutti coloro che vivono con un cane. Dalle petizioni condominiali alle limitazioni sempre più gravose di accesso, il pet-owner ha visto in questi ultimi anni diminuire in modo consistente il suo spazio di movimento. Il guinzaglio è diventato così lo strumento a cui affidare il controllo del cane fino a togliere al quattrozampe qualsiasi opportunità di movimento libero. Tutto questo a dispetto di quello che hanno sempre sostenuto gli studiosi del comportamento del cane vale a dire che ogni limitazione di interazione sociale va a porre importanti ipoteche sulla socializzazione ossia sulla competenza prosociale del cane. Assecondando la zoointolleranza si rendono i cani più problematici proprio perché si tolgono loro  quelle esperienze indispensabili per lo sviluppo della socievolezza. I cani lasciati costantemente in un giardino, costretti a vivere in un box o legati alla catena o anche solo mantenuti dai proprietari a distanza dagli estranei sono quelli che più facilmente vivono l'incontro con gli altri in modo conflittuale. Se pertanto il guinzaglio può essere un utile strumento per proteggere il cane nelle situazioni critiche, come lungo le strade della città, sempre piene di pericoli e di eventi imprevedibili, o nelle situazioni di grande affollamento, non ha molto senso costringere i cani a stare sempre al guinzaglio anche quando si è in un parco cittadino, in passeggiata in un'area verde o in un bosco, in un arenile e soprattutto quando il cane possiede un'ottima socializzazione. Il cane è sempre stato un compagno affidabile per l'uomo proprio perché ha potuto vivere con noi fianco a fianco senza limitazioni o costrizioni di sorta ed è evidente che l'unico modo per contenere i comportamenti conflittuali è quello di allargare lo spazio di movimento del cane non il contrario. Dobbiamo ritrovare la fiducia verso il cane, una qualità che in questi ultimi anni abbiamo perduto, e capire che i problemi non sono del cane ma del nostro modo di vivere la relazione con lui.