Il bisogno di educatori cinofili.
Vivere con il cane promuovendo il suo benessere e in piena soddisfazione, poterlo condurre serenamente in tutte le situazioni sociali facendosi accompagnare nelle attività quotidiane, essere in grado di inserirlo in sicurezza e armonia all’interno della propria famiglia, integrarlo pienamente nella complessa società dell’uomo senza rischi e senza problemi non è un’illusione ma il risultato di un percorso educativo che arricchisce e disciplina la mente del cane. Non si tratta di addestramento ma di educazione, vale a dire di un intervento formativo che lavora sui tre più importanti fattori di criticità: 1) l’incapacità di inserimento sociale del cane, 2) la tendenza al comportamento impulsivo e la mancanza di disciplina, 3) la non conoscenza delle caratteristiche del contesto umano. Occorrono protocolli educativi che intervengono su questi tre fattori sviluppando nel cane capacità prosociali, tendenze al comportamento riflessivo e disciplinato, competenze di integrazione rispetto alle caratteristiche del mondo umano. Oggi questo bisogno è in crescita, considerata la necessità di fare prevenzione sui comportamenti di aggressione e di fornire al cane le competenze per vivere nella complessa società dell’uomo senza stress o problematicità di inserimento ma soprattutto con gratificazione. Anche la recente Ordinanza del Sottosegretario On. Francesca Martini ha sottolineato l’importanza di una responsabilizzazione del proprietario come vero fondamento di sicurezza sociale, indirizzando i proprietari verso percorsi formativi di coppia per assicurare il raggiungimento di standard di base di sicurezza e integrazione. Il bisogno che si profila con sempre maggiore chiarezza è quello di avere a livello territoriale professionisti in grado di lavorare sui protocolli educativi e quindi organizzare i corsi cane-proprietario al fine di renderli adatti a ricevere attestati di buona relazione. La cultura cinofila deve quindi orientarsi verso una piena cittadinanza del cane rigettando le forme di cinointolleranza ma allo stesso tempo preparandola attraverso una vera e propria pedagogia relazionale che superi l’anacronistico addestramento.
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